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L段ndustria culturale di Fortini e l段ndustria cinematografica di Pasolini: la mutazione degli strumenti intellettuali.
 

Roberta Cordisco

1. Durante gli anni del boom economico e della rivoluzione dei consumi Pasolini e Fortini ne hanno inquadrato gli effetti nelle ormai note categorie di 杜utazione antropologica e 都urrealismo di massa. Spesso si discusso sulle ripercussioni che il moderno capitalismo ha avuto in ambito sociale ma interessante, sempre attraverso questi due autori, esaminare il problema da un誕ltra prospettiva, ossia quella che si sofferma a riflettere sugli sconvolgimenti che la mutazione ha operato anche all段nterno della produzione culturale e del lavoro intellettuale.
In molte pagine della saggistica di Franco Fortini risuonano le note francofortesi della critica alla cosiddetta industria culturale. ネ fondamentale capire l段nfluenza che tale nozione esercita sull誕nalisi di Fortini anche per coglierne un段mportante differenza con la critica di Pasolini. Quest置ltimo ebbe sempre ォun atteggiamento di rifiuto e di ignoranza procurata nei confronti della critica della cultura e della industria culturaleサ1 poich essa lo avrebbe costretto al compito spiacevole di ォuna critica dei propri strumenti di comunicazione che prevedeva paralizzante
2.
Cos Fortini coglie il punto esatto in cui la teoria dell誕mico cade in contraddizione: vero che Pasolini denuncia la minaccia di un ォPotere senza voltoサ e invita a combatterlo, ma il suo grido d誕llerta promana dalle strutture comunicative interne a quello stesso Potere. Egli sceso a patti con le logiche del mercato letterario e dei nuovi strumenti di comunicazione di massa, per questo non pu che criticare il sistema capitalistico rimanendo in parte impigliato alle sue reti. Dissertare pi approfonditamente sui meccanismi dell段ndustria culturale avrebbe significato, per lui, ammettere una certa complicit.
Fortini, invece, guarda ad essi dal di fuori e cerca di dare un volto al nuovo Potere invitando a non accontentarsi di ricevere il sapere come un prodotto finito di cui non si conosca la provenienza; vivere nel mondo ad occhi aperti e non da 都onnambuli significa, infatti, interrogarsi assiduamente su cosa si nasconda dietro la manipolazione dell段nformazione che gli organismi istituzionali tentano di celare. Dunque per Fortini il 吐also progresso, che tanta parte aveva avuto nella riflessione dell置ltimo Pasolini, evidente soprattutto nelle condizioni del mercato a lui contemporaneo:


Per dirla con enfasi sintetica: inserire qualche altro milione di italiani nel circuito di consumatori di periodici, libri, esposizioni e dibattiti, 壮tante il mercato quale oggi , secondo me, falso progresso ossia la pi subdola forma di regresso. La vittoria sul semianalfabetismo non pu conseguire a battaglia diversa da quella contro lo sviluppo della 妬ndustria delle coscienze e contro l誕nnichilimento di intelligenze e volont compiuto dalla 田ultura e dai suoi addetti3.

La cultura diviene merce al pari delle altre e si apre ad ampie fasce di consumatori; non a caso l弾nnesimo inganno del sistema occidentale quello di far credere che la democrazia delle diverse societ possa misurarsi in base alla quantit di informazioni, mentre per Fortini bisognerebbe impostare il discorso in termini di qualit e capire chi interessato, eventualmente, ad impedire il miglioramento di quest置ltima e perch. Tuttavia la domanda continua ad essere rimossa e si costretti a vivere ォil sapere senza democrazia, cio fondato sul privilegio o su di una sua anche miserabile frazione, e la democrazia senza sapere, cio fatta di menzogna e impotenzaサ4.
Le politiche internazionali traggono beneficio da quel circuito sempre pi allargato di consumatori poich diffondere l段llusione, a livello popolare, di un sapere interamente posseduto e saziare quella fame di status culturale del ceto medio, aiuta a mantenere assopite le coscienze e a distogliere l誕ttenzione degli individui dalle reali problematiche della societ, scoraggiando cos ogni altro possibile interrogativo sul funzionamento dei poteri multinazionali. Autorit politiche e mediatiche sono artefici di un falso sapere comune finalizzato a tenere lontano il ォmuro del rischioサ, ossia quell誕rea della consapevolezza critica che nessuno osa avvicinare; sono numerose le vie traverse offerte dal sistema per evitare che gli individui decidano di affrontare con responsabilit la zona del rischio. Scrive Fortini che i dibattiti televisivi, le conferenze e le tavole rotonde non sono mai state cos vivaci, si pu parlare confusamente di tutti quei temi che la sinistra degli anni Sessanta ォaveva strappato alla ipocrisia generaleサ5, la droga, l弾ros e cos via, purch facciano da diversivo e allontanino dalle vere questioni del Paese. Cos l段nformazione mediatica pretende di essere democratica ォperch di tutti come la legge, e come di fronte alla legge oggi si proclama l弾guaglianza del cittadino di fronte alle enciclopedieサ6.

Ricordando Habermas Fortini avverte che nel momento in cui l段nformazione diventata diritto-dovere di tutti la sua manipolazione si affermata come vera industria del secolo; eppure la democraticit del sapere anche, contraddittoriamente, oligarchica. Ci vuol dire che il numero sempre crescente degli specialisti e degli esperti dei vari settori del sapere serve a persuadere l弛pinione pubblica che molte questioni non possono che essere materia adatta esclusivamente agli addetti ai lavori, ossia a minoranze che si accaparrano il diritto di scegliere; il proliferare delle varie specialit consente anche di poter continuamente scaricare su altri 兎sperti, con la scusa di ritenerli pi adatti, il rischio e l弛nere di smascherare i nessi conoscitivi del sistema. Per Fortini aderire a questa ォgerarchia delle conoscenzeサ significa assecondare le logiche del potere e la pi subdola ideologia della modernizzazione; sono tanti, egli sostiene, i ォdon Ferranti e i don Abbondi pronti al peggio purch non venga meno la fiducia nella gerarchia fondata sul sapere e l段nformazione, n vacilli la certezza che le cose di stato sono troppo complesse perch se ne occupi la gente comune senza la mediazione di un compatto e crescente corpo di specialistiサ7.
Si creano di conseguenza varie corporazioni intellettuali che sono, di fatto, al servizio delle strategie di mercato del potere politico-economico. Come gi Pasolini aveva denunciato la falsa tolleranza delle democrazie occidentali cos Fortini mette in guardia contro le ォmaschere della tolleranzaサ, ossia contro la libert illusoria che le pubbliche autorit fingono di concedere nella scelta dei consumi. La modernizzazione e il progresso tecnologico hanno fatto s che la mercificazione della cultura, insieme alla comunicazione mediatica, plasmasse un弛pinione pubblica a immagine e somiglianza delle volont dei poteri che quella stessa cultura hanno prodotto.
La difficolt sta proprio nel comprendere come, essendo tale ォla condizione della libert in un universo di merciサ, l弛ppressione possa somigliarle allo stesso modo in cui ォuna perla coltivata somiglia ad una autenticaサ8.
Se tutto questo vuol dire democrazia Fortini non teme di autodefinirsi antidemocratico:


ネ autoritario, nemico della libert chiunque ritenga che il mercato non debba essere il regolatore supremo della circolazione delle informazioni, del sapere, della cultura? In questo senso, sono autoritario. ネ antidemocratico chi pensa che, esistendo di fatto una censura indotta dal mercato e, in definitiva, dal potere economico-politico, si debba agire perch ai livelli della formazione intellettuale (la scuola ma anche i 杜edia) si prepari la gente a usare con astuzia gli strumenti del mercato e a resistere alla manipolazione? In questo senso sono antidemocratico9.


Ricordando un motto di Adorno Fortini rammenta che ォdi quello di cui non si pu parlare bisogna parlareサ10; l段nvito a sfidare l弛mert collettiva e il silenzio. Si crea infatti una solidariet negativa tra informatori e informati che contribuisce all誕nnullamento di un誕utentica opinione pubblica, e pi questa scompare pi necessario mantenerne la finzione tramite assordanti ed inutili ォciarle culturaliサ da specialisti; causa della sua scomparsa l段mprovvisa sovrapposizione ォdegli strumenti e delle sedi in cui dovrebbe manifestarsi con quelli che la induconoサ11. Sono soprattutto due i mercati dell弛pinione che si integrano a vicenda: uno quello pi tradizionale che rispetta le gerarchie istituzionali e tiene conto dei diversi livelli di prestigio e autorit intellettuale, l誕ltro quello prodotto dai media che punta al controllo indiscriminato dei consumatori. Dunque la requisitoria fortiniana contro linformazione inutile che non costituisce un valido incentivo alla ribellione e all誕zione politica, bens lo strumento attraverso il quale si diffonde la menzogna del sapere come potere. Il ォmoto caotico delle opinioniサ12, cos come Fortini lo definisce, genera impotenza e frustrazione; anch弾sso una maschera di tolleranza dietro la quale si nasconde non un誕utentica libert d弾spressione, ma una controllata diffusione del consenso. ォPuoi dire e scrivere quel che vuoi, vero, ma a condizione che quel che dici non si faccia strumento di aggregazioneサ13 poich chi gestisce il sistema sa fiutare un simile pericolo.
In un simile scenario il ceto intellettuale non pu che perdere la sua originaria funzione di guida morale e Fortini prende atto che ormai l段ntellettuale-massa una realt pi che consolidata. Anch弾gli, come Pasolini, percepisce la minaccia di un potere tecnologico sempre pi invasivo che si maschera da scienza per sedere a fianco della classe dirigente e mettersi al suo servizio. I media non sono, come invece furono gli intellettuali, latori di consapevolezza, ma concorrono all弾laborazione della falsa coscienza (nozione hegeliana presente nel pensiero di Marx) e all段mposizione di quella ideologia globale che il mercato capitalistico. ネ dunque necessario creare veri spazi d弛pposizione in cui siano finalmente chiari i volti e i ォnomi dei nemiciサ cos da poter combattere la demoralizzazione culturale e la colonizzazione dell段nconscio promossa dalle industrie del sapere e dall段nformazione mediatica.
A tal fine si detto quanto sia necessario, secondo il parere di Fortini, l誕ffermarsi di una critica dettagliata della produzione editoriale che incoraggi i lettori ad interrogarsi sull弛rigine dei propri consumi culturali e su quali interessi politici essi soddisfano. Egli racconta, in una intervista rilasciata a Franco Brioschi, di essersi avvicinato al mondo dell弾ditoria tramite le riviste e i suoi lavori di traduzione; cos ha potuto avere accesso ai segreti meccanismi economici che regolano un simile ambiente. Nonostante il rapporto con questa attivit non sia mai stato portato avanti dall駐interno, essa suscita comunque un certo interesse per lo stretto legame che intrattiene con la nozione gramsciana di ォorganizzazione della culturaサ (cos scrive Fortini in Dieci inverni: ォcol termine organizzazione della cultura si vuole intendere l段nsieme dei rapporti che intercorrono tra la produzione di cultura e le strutture economico-politiche di una societ. Cos che la coscienza della organizzazione della cultura equivale non solo a coscienza della sua storicit ideale, ma del suo concreto condizionamentoサ14). Fortini sostiene per che quest置ltima, nel caos moderno della comunicazione e dell段nformazione di massa, andata incontro alla propria fine; d誕ltronde gi a partire dagli anni Sessanta, dopo il miracolo economico, il mondo dell弾ditoria ha iniziato a trasformarsi:


A partire dagli inizi degli anni sessanta il panorama ormai cambiato, e comincia a somigliare sempre pi a quello attuale. Le case editrici hanno perduto quel loro carattere, immaginario, per cui credevano di essere veicoli della cultura, e quindi di essere investite di una sorta di missione. E invece diventano sempre pi organi che veicolano delle mode. [] In quegli anni cambia totalmente il panorama dell弾ditoria italiana, e cambia in questo senso la nostra funzione di intellettuali all段nterno di essa. Comincia allora a formarsi un tipo di intellettuale, o di attivit intellettuale, di secondo rango [] Nel nostro paese manca una critica dell弾ditoria, una critica che sia anche storia delle collezioni e delle scelte editoriali. Di questo argomento non si parla. E non si parla perch non esiste una forza sociale ed economica che possa farlo[]Dall誕ltro lato c定 un fenomeno pi generale, che investe tutte le forme di comunicazione: la fine dell弛pinione pubblica, nel senso di Habermas. Non esistendo pi un弛pinione pubblica, non esiste pi una critica letteraria propriamente detta. Esistono finzioni. Tutti parlano di libri: ma appunto non c定 mai un discorso che non si appoggi a un libro15.


Fortini ribadisce che sono stati gli anni Sessanta a metterci con le spalle al muro. ネ chiaro che da allora l弾ditoria non pi sinonimo di cultura autentica bens cassa di risonanza per le mode, cos come la lettura ridotta ormai ad uno squallido ォmattatoioサ16. Perfino le antologie dell editoria scolastica sono, in realt, le armi del potere17. Inoltre Fortini ricorda le due principali tendenze del tardo capitalismo per poi rivelarne la contraddittoriet solo apparente: da un lato, infatti, la cultura moderna aspira ad un pubblico di massa reso omogeneo dal consumo di prodotti uguali per tutti, dall誕ltro, invece, soprattutto attraverso le pubblicit televisive, si regala l段llusione dell置nicit, ossia si propone un ォmodello di individuazione estremaサ18 che invita a distinguersi dagli altri. Il risultato uno ォsnobismo di massa, una corsa di topiサ19 culturale dove ognuno finge di essere quello che non . Questo doppio movimento ha un unico scopo: fare gli interessi del mercato capitalistico e controbilanciare la manipolazione delle coscienze con la concessione di libert controllate. Dunque la realt dell段ndustria culturale, sinonimo per Fortini di ォfabbrica della coscienzaサ, costituisce per lui uno degli aspetti pi allarmanti del falso progresso; un punto cruciale sul quale non smetter mai di insistere dal momento che l置nica cultura di cui ci si pu occupare ォquella che smonta e spiega il processo produttivo della cultura circostante e che cerca di farci capire come funzionaサ20. Bisogna comprendere qual la cooperazione di poteri che presiede al modo di produrre, vendere e consumare la merce del sapere cos da avere sempre chiara la ォpianta topografica del mercatoサ21.


2.

C定 da dire che il pericolo della commercializzazione letteraria non pi un pericolo. ネ una vecchia realt che muta forme. Noi ne siamo leggermente sfiorati perch il nostro Paese ancora scarsamente industrializzato. D誕ltra parte pericolo commerciale e politico sono una cosa sola. Grave che siamo affatto impreparati di fronte a tutti e due; ne la prova il fatto che, nella piccola proporzione in cui la industrializzazione letteraria ha colpito il nostro Paese, noi l誕bbiamo gi totalmente subita. Da noi, essa si esprime attraverso la subordinazione politico-commerciale degli scrittori ai periodici e agli editori da cui traggono in massima parte i mezzi di sostentamento22.


Si visto come svelare il volto delle forze che governano le formazioni culturali sia una delle ossessioni di Fortini. Quest置ltimo svolge la sua funzione intellettuale consapevole che il mercato della cultura ha ormai affidato agli organi tradizionali della mediazione tra pubblico e scrittore, come appunto l弾ditoria, i giornali e le riviste, un aspetto completamente diverso. Per Fortini il boom economico ha significato anche la riproposizione dello stato di alienazione, lo stesso che Marx aveva descritto in merito al lavoro meccanico delle grandi industrie, all段nterno dell置niverso culturale. La mercificazione del sapere e le sue forme di organizzazione sul mercato decretano la fine di una 僧ediazione autentica tra l段ntellettuale e il suo pubblico. ネ il grande potere economico che gestisce la circolazione delle idee, manipolandole a proprio piacimento e fornendo, nello stesso tempo, l段llusione di una democraticit di pensiero ed espressione.
L段ndustria culturale, in accordo col potere politico, riesce ad alimentare l段llusione dell indipendenza critica sebbene l段ntellettuale sia ormai del tutto asservito al sistema. Secondo Fortini addirittura impossibile distinguere la cultura di massa da quella d駘ite dal momento che esiste una notevole similarit tra le loro strutture e una certa omogeneit fra i loro produttori e destinatari. Il venir meno di una simile distinzione pu ォessere un modo per affermare che le distinzioni di classe stanno per scomparire o per venir introiettate, s che in ognuno di noi convivrebbero ormai il padrone e il servo, il capitalista e lo sfruttato, il produttore e il consumatore di sub-culturaサ23.
Ma ci che qui si vuole sottolineare che Fortini ha piena coscienza della deformazione degli strumenti culturali operata dal potere capitalistico; nel momento in cui egli ne fa uso, si tratta comunque di un uso critico, consapevole della strumentalizzazione a cui sottoposto da parte del sistema economico e dei nuovi condizionamenti in campo culturale. In uno scritto intitolato Per i nemici della libert risalente all弛ttobre del 1976, Fortini chiarisce quale sia il suo pensiero riguardo al lavoro intellettuale:


... Lo so:
mangio nel piatto
dell誕mministrazione pubblica e anche in quello
dell弾ditoria. E ci sputo
dentro, seguendo l弾sempio perverso
dei bidelli, dei reclusi e dei tipografi.
Eppure sono proprio persuaso:
non bene lasciare gli editori
soli a decidere quali
libri possiamo leggere e quali ignorare []24


Fortini sottopone l誕ttivit intellettuale e gli strumenti che essa utilizza ad una severa autocritica. Costringe la cultura a ragionare su se stessa e ad interrogarsi sui propri canali di trasmissione. Se il lavoro letterario ormai diviso tra i tanti ォaddetti ai lavoriサ, necessario ricercare le radici della nuova gestione del sapere e ricostruirne i processi per essere sempre critici attenti nel mercato delle lettere. In altre parole il volto del potere economico deve essere sottratto al suo anonimato e per far questo un passo obbligato appunto la riflessione della cultura sul funzionamento e la manipolazione dei propri strumenti divulgativi, ossia, se cos si pu dire, una sorta di riflessione metaculturale.
Si visto come una differenza fondamentale tra l誕nalisi di Fortini e quella di Pasolini consista nel fatto che quest置ltimo, nella sua violenta denuncia degli effetti della mutazione, tralascia la critica ai meccanismi dell段ndustria culturale per il semplice motivo che egli stesso ha saputo sfruttarla per trasmettere al pubblico una precisa immagine di s.
Pasolini arriva a patteggiare con il mercato letterario e con le grandi comunicazioni di massa. Nel lungo iter della sua produzione intellettuale un段mportante fase di svolta segnata, ad esempio, dall段nizio dell誕ttivit cinematografica. Questo non vuol dire che egli manchi di analizzare criticamente e coscientemente la situazione della cultura nella modernit capitalistica, ma tuttavia innegabile la sua capacit di sapersi meglio destreggiare con le nuove tecnologie offerte dal progresso. L誕mbiguit del suo operato sta in un誕spra requisitoria contro il processo di modernizzazione che per contraddittoriamente fronteggiata da una buona capacit di adeguamento alle nuove forme di espressione che quella stessa modernit propone.
Pasolini accetta di entrare nel complicato groviglio dei processi di produzione che Fortini cerca cos faticosamente di sciogliere e chiarire. Sebbene sia lecito sostenere, in accordo con quest置ltimo, che il lavoro cinematografico e il contatto con ォl置niverso parassitarioサ della citt di Roma abbiano trasmesso a Pasolini quel ォsenso di facile onnipotenza che somministrano i milioni o i miliardi dei produttoriサ25, facendogli dimenticare l段mportante interrogativo sui rapporti di produzione, lo stesso che Fortini si posto in merito all弾ditoria, non bisogna sottovalutare il fatto che il ricorso al cinema anche e soprattutto uno dei tanti aspetti che hanno reso la figura intellettuale di Pasolini ancor pi completa e complessa.
Lo strumento cinematografico non , banalmente, il tacito consenso che Pasolini d alla modernit, ma un linguaggio attraverso il quale egli arricchisce la sua figura di artista:


In breve: il sentire di non poter pi scrivere usando la tecnica del romanzo si trasformato subito in me, per una specie di autoterapia inconscia, nella voglia di usare un誕ltra tecnica, ossia quella del cinema. L段mportante era non stare senza far niente o fare negativamente. Tra la mia rinuncia a fare il romanzo e la mia decisione di fare il cinema, non c定 stata soluzione di continuit. L檀o presa come un cambiamento di tecnica. Ma era vero? Non si trattava piuttosto dell誕bbandono di una lingua per un誕ltra lingua? Dell誕bbandono della maledetta Italia per un棚talia almenotransnazionale? Della vecchia rabbiosa voglia di rinunciare alla cittadinanza italiana? Ma in fondo non si trattava neanche di questo; no, non si trattava neanche dell誕dozione di un誕ltra lingua Facendo il cinema io vivevo finalmente secondo la mia filosofia. Ecco tutto26.


Il cinema, dunque, come ォautoterapia inconsciaサ. Una reazione agli sconvolgimenti della modernit, non solo il complice sfruttamento di uno dei suoi strumenti di comunicazione. Significativo , infatti, il riferimento all棚talia transnazionale, la stessa che veniva espressa, a suo parere, dalle antiche culture sottoproletarie con le loro parlate dialettali. Il cinema , in un certo senso, uno strumento del mondo moderno il cui linguaggio serve anche a ritrovare quell弾ssenza transnazionale che un tempo era appartenuta all置niverso preborghese, anche se in una veste differente.
Nel saggio La fine dell誕vanguardia, risalente al 1966, Pasolini riflette sulla funzionalit dello strumento cinematografico in relazione all弾sperienza avanguardistica. Tra le cause che hanno indotto la fine dell誕vanguardia Pasolini insiste sull弾vidente incapacit di quest置ltima di divincolarsi dall誕mbito piccolo-borghese risolvendosi, di fatto, in un implicito consenso al sistema. Il cinema, invece, il solo strumento di comunicazione che permette di non rassegnarsi ad ォessere fatalmente omologhi nella propria opera alla societ piccolo-borgheseサ27 dal momento che il suo linguaggio, ossia la riproduzione audiovisiva del reale, transnazionale, dunque la sua struttura sociale corrispondente deve essere pensata come l段ntera umanit civile. Per questo il cinema, considerato sotto tale aspetto, permette di superare l弾rrore commesso dall誕vanguardia che ha visto esaurire la sua effimera funzione proprio perch ha fatto 登recchio da mercante di fronte alla necessit di odiare la condizione borghese per riuscire a superarla e per potersi da essa riscattare.
Pasolini vuole dimostrare che il cinema rappresenta una eccezione alle leggi dell弛mologia esposte da Goldmann in Sociologia del romanzo28. Secondo tali leggi esiste una diretta corrispondenza tra struttura romanzesca e struttura sociale. Ebbene il cinema, linguaggio che riproduce la realt, non pu possedere strutture strettamente omologhe a quelle della societ storica dove il film stato prodotto. Questo perch la riproduzione audiovisiva del reale un linguaggio identico ovunque, transnazionale appunto. Ecco perch le strutture della lingua del cinema ォprefigurano una possibile situazione socio-linguistica di un mondo reso tendenzialmente unitario dalla completa industrializzazione e dal conseguente livellamento implicante la scomparsa delle tradizioni particolaristiche e nazionaliサ29. Dunque il cinema come prefigurazione di una societ ormai completamente industrializzata. La sua transnazionalit non pi quella genuina dell誕ntico universo contadino, ma quella che riflette la piatta e alienante uniformit del mondo capitalistico. Eppure non per questo il poeta di Casarsa rinuncia a saggiarne le potenzialit.
Forse proprio nell段mmediatezza viscerale con cui il Pasolini 殿ntimoderno ha respinto l誕vvento del neocapitalismo che possibile ritrovare una ragione della sua successiva compromissione nella nuova industria delle telecomunicazioni. La requisitoria che non ammette mediazioni ed salda nelle sue posizioni estreme pu forse cogliere in anticipo, e senza dubbio con straordinario acume, le contraddizioni del presente; tuttavia se poi viene meno la fase della dialettica lucida e razionale, quella che non mancata a Fortini e che svela il volto e il ォnome dei nemiciサ, andr essa stessa incontro alla contraddizione e sar inevitabilmente invertita di segno. Il rifiuto senza compromesso del sistema si risolve, cos, nel patteggiamento con la modernit. L段mmediatezza e l置rgenza della negazione implicano il controsenso dell誕ccettazione.

3. ネ evidente che dinnanzi al fenomeno della mutazione antropologica lo sperimentalismo di Pasolini non teme di misurarsi con i pi svariati linguaggi e di adeguarsi, seppur contraddittoriamente, alla mutazione degli strumenti intellettuali, accettando cos di lasciare senza volto il potere economico che spesso li condiziona La 杜etacritica di Fortini, come giustamente l檀a definita Pier Vincenzo Mengaldo30, non pu, al contrario, riflettere sulla mutazione senza prima interrogare se stessa e i propri mezzi espressivi. Ci significa che non si pu denunciare il cambiamento se non si porta avanti, di pari passo, un段ndagine sulle interferenze del sistema politico ed economico sugli organi della cultura addetti alla trasmissione del sapere e all段nformazione. La critica non solo un linguaggio che chiama in causa la realt esterna, ma deve anche essere dotata di uno sguardo introspettivo che la porti a farsi critica di se stessa e consapevole delle proprie condizioni nel secolo della scienza e della globalizzazione. Non si pu ignorare il funzionamento dell段ndustria culturale n tantomeno le dinamiche del mercato editoriale se l段ntenzione quella di ricercare coscientemente spazi ancora utili all誕ttivit critico-intellettuale. Nell段nvito a riconsiderare l段mportanza della nozione gramsciana di 登rganizzazione della cultura e a capire il nesso tra sistema economico e produzione culturale si nasconde uno dei messaggi pi attuali di Franco Fortini. Non basta essere consapevoli che nel mondo moderno, compreso il nostro, la cultura ormai merce, bisogna anche essere in grado di riconoscere le influenze politiche e gli interessi economici che l檀anno immessa sul mercato. Per questo non si pu che avallare l誕llora ォperplessa richiesta di una critica della produzione editorialeサ31 avanzata da Fortini.

note

1 F. Fortini, Attraverso Pasolini, Torino, Einaudi, 1993, p. 199.
2 Ibid.
3 Id., La strage dei libri, in Insistenze. Cinquanta scritti 1976-1984, Milano, Garzanti, 1987.
4 Id., Del sapere comune, ivi, p. 151.
5 Id., Il muro del rischio, ivi, p. 16.
6 Id., Del sapere comune, cit., p. 152.
7 Ibid.
8 Id. , L段gnoranza volontaria, ivi, p. 262.
9 Id., Quattro questioni di frontiera, ivi, p. 95.
10 Id., Contro il silenzio, in Extrema ratio. Note per un buon uso delle rovine, Milano, Garzanti, 1990.
11 Id., Dare e togliere la parola, in Insistenze, cit., p. 77.
12 Id., Contro il silenzio, cit., p. 29.
13 Ibid.
14 Id., Per una critica come servizio, in Dieci inverni (1947-1957). Contributi ad un discorso socialista, Milano, Feltrinelli, 1957 (II ed. Bari, De Donato, 1974).
15 Id., Editoria di cultura e editoria di moda, in Un dialogo ininterrotto, interviste 1952-1994, a cura di Velio Abati, Torino, Boringhieri, 2003.
16 Id., La strage dei libri, cit., p. 228.
17 Nel 1948 Togliatti appoggia L旦niversale Economica e Fortini ricorda la discussione sorta a proposito dell弾ditoria a cui egli prende parte sostenendo, data la fase di depressione di un棚talia ancora prevalentemente analfabeta, la necessit di puntare non tanto sulla ripresa di classici in edizioni economiche, bens su una manualistica a carattere enciclopedico che non escluda una dimensione scientifica contro l段potesi di una cultura prevalentemente letteraria. In merito poi all弾ditoria scolastica Fortini denuncia un弛rganizzazione del sapere che vive all弛mbra di 都empre pi babeliche torri antologiche dove si perdono le vere coordinate del testo letterario. Tutto ci spinge Fortini ad affermare che, a questo punto, l段gnoranza vera sempre preferibile alla pratica del 鍍utto e male, ossia alla ignoranza falsa.
18 F. Fortini, Contro lo snobismo di massa, in Un dialogo ininterrotto, cit., p. 549.
19 Ivi, p. 554.
20 Id., Il caso Karenina, in Id., Un giorno o l誕ltro, Macerata, Quodlibet, 2006, p. 474.
21 Ibid.
22 Id., Industria culturale, ivi, pp. 71-72.
23 Id., Cultura di massa, ivi, p. 348.
24 Id., Per i nemici della libert, in Disobbedienze I. Gli anni dei movimenti. Scritti sul Manifesto 1972-1985, Roma, Manifestolibri, 1997.
25 Id., Pasolini politico, in Attraverso Pasolini, cit., p. 196.
26 P.P. Pasolini, La fine dell誕vanguardia, in Saggi sulla letteratura e sull誕rte, Milano, Mondadori, 1999.
27 Ivi, p. 1415.
28 L. Goldmann, Per una sociologia del romanzo: una ricerca esemplare sui rapporti tra letteratura e societ, Milano, Bompiani, 1981.
29 P.P. Pasolini, La fine dell誕vanguardia, cit., p. 1404.
30 Pier Vincenzo Mengaldo, Appunti su Fortini critico, edito in ォAnnali della Facolt di Lettere e Filosofiaサ, Universit degli studi di Siena, VII, 1986 (鉄eminario in onore del prof. Franco Fortini) ora in Id., La tradizione del Novecento, seconda serie, Torino, Einaudi, 2003.
31 F. Fortini, Per uno stato civile del libro, in Insistenze cit., p. 89.

 

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[12 giugno 2012] 

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